22 maggio 2026: il nostro commento a "Il giorno dell'ape" - parte 2
- Tra Le Righe
- 27 mag
- Tempo di lettura: 4 min
Perchè leggere il romanzo?
Il libro, dunque, nonostante la presenza di episodi ironici e alcuni spiragli di speranza, è fondamentalmente una storia tragica.
La domanda che è sorta spontanea è stata, dunque: perché leggerlo, perché ostinarsi a lasciare ogni speranza di salvezza?
Ad alcune lettrici è risultato naturale paragonare la lettura a quella di “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara, altro romanzo contemporaneo, pluripremiato e altrettanto tragico (forse di più).
Nonostante questo tratto comune, i libri non sono stati descritti come realmente paragonabili a causa del differente sapore che lasciano in bocca.
Per alcune persone, il dolore di questo libro si disperde in una storia più sovrabbondante e inconcludente rispetto a “Una vita come tante”, che risulta essere più soddisfacente.
Per altre persone, invece, “Il Giorno dell’ape” è da leggersi come una metafora dell’umanità di fronte alle catastrofi, in primis di fronte alla crisi climatica: un’umanità che avrebbe soluzioni, ma si rifiuta di vederle, che agisce in modo irrequieto e dissociato e, in ultima analisi, agisce in modo tragicamente controproducente poiché guidata da priorità e stimoli illusori.
Tale interpretazione metaforica della storia permette forse di intravedere una ragione alla sovrabbondanza di cui sopra: perdersi tra i fatti, le parole e le pagine è ciò che accade quando si cerca di trovare uno schema che realmente spieghi i comportamenti umani.
Un finale (semi-)aperto e qualche citazione.
Come molte pagine, anche la conclusione è disorientante: può essere senza dubbio interpretata come una vera e propria chiusura, di fatto nulla viene esplicitamente chiarito. Di nuovo, è difficile trarre un senso complessivo dalla lettura e questo è stato a tratti motivo di fastidio, a tratti spinta alla contemplazione della complessità ritratta.
Abbiamo motivato con ragioni di complessità anche il fatto che durante la serata siano state lette poche pagine: pur riconoscendo la bellezza di molti passaggi del libro, la sensazione condivisa è stata quella di navigare in un mare confuso in cui le parole più belle si perdono e si confondono, forse intenzionalmente.
Pur consapevoli di non poter esprimere il potenziale di scrittura del libro in poche righe, sia in termini di stile che in termini di temi, abbiamo concluso la serata una citazione di Willie, che ha costituito per alcune tra noi uno spiraglio di riflessione e forse di speranza.
La scienza non è ambigua. Se non guardiamo in faccia la realtà, non ce la caveremo. E per affrontare la realtà dobbiamo per prima cosa mettere da parte tutte queste invenzioni, questi camuffamenti che abbiamo accumulato con tanta diligenza. Dobbiamo gettare la maschera.
E questo è difficile, dopo aver passato una vita a nascondersi, è difficile sul piano esistenziale, ve lo posso assicurare. Ma una volta fatto il primo passo, il mondo apparirà trasformato. Una volta che getti la maschera, tutte le altre maschere diventano trasparenti e ti accordi che, sotto le peculiarità e le stramberie individuali, siamo tutti uguali, […] E quando lo avremo riconosciuto, quando ci vedremo come una comunità di differenze, quelle stesse differenze non ci definiranno più. Sarà allora che potremo cominciare a lavorare insieme e cambiare le cose. (pp. 529-520)
Questo estratto, in contrasto con il tono generale del libro, ci ha fatto pensare ad un’altra autrice irlandese, Claire Keegan e al suo romanzo “Piccole cose da nulla” (trasposto nel film “Piccole cose come queste”), che racconta la storia di un umile personaggio che, di fronte all’ingiustizia di cui è stato casualmente testimone, decide di compiere una scelta etica di altruismo, affrontando responsabilmente la possibilità che la propria famiglia subisca le conseguenze della sua decisione.
Il nostro bilancio su “Il giorno dell’ape”.
L’incontro, insomma, è stato permeato di riflessioni molto arricchenti.
Come spesso accade, alcune persone si sono presentate pur non avendo finito il libro proprio perché curiose delle opinioni altrui. Alcune sono anche intervenute per spiegare i motivi, non solo di tempo, che le hanno portate a non concludere la lettura: in particolare, è emerso da alcune voci il malessere per una storia così tragica, non abbordabile indistintamente in tutti i periodi della propria vita.
Talvolta, poi, è stata menzionata anche la sensazione di non riuscire davvero ad entrare in sintonia con la scrittura e con i personaggi, sensazioni ritrovate anche in alcune recensioni online.
Come al solito, il confronto tra queste prospettive è stato appassionante e ci sembra di aver portato a casa qualche nuova idea a cui prima non avevamo pensato. Anche questo stesso resoconto non sarebbe stato possibile se non mettendo in dialogo voci diverse e uniche. Grazie, dunque, ancora una volta, per la calorosa partecipazione.
Ringraziamenti e prossimi appuntamenti.
Con questo terzo incontro ordinario, la quinta stagione del Circolo “Tra le Righe” si avvicina alla sua chiusura, che sarà ufficializzata con il commento del “Classico per l’estate” a settembre 2026: durante la serata di venerdì, un voto appassionato e un ballottaggio finale hanno voluto individuare “Canne al vento” di Grazia Deledda come lettura.
Prima di lasciarci davvero per l’estate, però, il 20 giugno 2026 festeggeremo insieme il compleanno del Circolo a Cascina Sacerdote, con un pomeriggio all’insegna della lettura silenziosa e di altre attività, un apericena condiviso e, infine, una serata di letteratura e cantautorato, in cui godere insieme della bella stagione.
A presto per maggiori dettagli!








