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Il nostro commento a "La Furia" di Sorj Chalandon

  • Immagine del redattore: Tra Le Righe
    Tra Le Righe
  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Domenica 15 febbraio si è svolto l’incontro di commento al romanzo “La Furia” di Sorj Chalandon, che ha visto partecipare un gruppo numeroso e attivo di lettori e lettrici.



La prima parte della serata è stata dedicata ad alcune comunicazioni relative all’andamento delle attività parallele del Circolo, di cui riceverete sintesi tramite la nostra newsletter. Abbiamo anche distribuito le tessere associative del Circolo, valide per ottenere sconti presso il Cinema Teatro “I Portici” (nella serata del venerdì) e la Libreria “Le Nuvole” di Fossano, e che continueremo a consegnare nei prossimi incontri.


Il commento al romanzo è partito da una citazione che ci è parsa coerente con lo spirito della scrittura di Chalandon, poiché smaschera l’ipocrisia di una morale che odia, ghettizza e caccia una fascia già marginalizzata della società.


Eccoci, siamo i coloni di Haute-Boulogne. Quelli che depredano i ricchi, che saccheggiano le loro case, che rubano la barca del pescatore. Siamo l’erba cattiva. La gramigna. La feccia. Nascondete le vostre figlie, i vostri portafogli e i vostri gioielli, care signore. Il peggio dell’umanità sta sfilando in città.

Nel romanzo, infatti, la società civile e le istituzioni, nonostante dichiarino pubblicamente di voler "recuperare" i ragazzi del carcere, finiscono per stigmatizzarli, senza dare loro alcuna opportunità di salvezza. Abbiamo condiviso un senso di devastazione umana che è emerso dalla lettura e abbiamo notato come la legge e la giustizia perseguite da uno Stato siano talvolta da mettere in discussione secondo un senso di giustizia "morale". 


Altre riflessioni sono scaturite dalla constatazione che chi si trova a dover applicare la legge spesso si riconosce più in questo ruolo ufficiale che nel suo senso di umanità. In questo modo si ritrova a commettere atti che, probabilmente, non commetterebbe a titolo personale. 


Anche il potere, che talvolta deriva dal ruolo, porta chi lo detiene ad agire diversamente dalle proprie convinzioni morali, e spesso in modo più impersonale. 


Cos’è la morale? Lasciare il brodo a un bambino e tenersi la carne? Cosa faceva, per noi, la morale? E l’istruzione civica? E di “amerai il prossimo tuo come te stesso”, salmodiato dal prete, cosa avrei dovuto farmene? Mi odiava, il prossimo mio.

Al riguardo, abbiamo concluso che i libri servono proprio a renderci capaci di cambiare la nostra prospettiva sulle cose e a tenere sempre in mente che ci sono crepe anche nelle nostre certezze più salde: è importante essere capaci di ascoltare voci contrarie anche in momenti difficili, e saper cambiare idea.


Per quanto riguarda il protagonista, abbiamo innanzitutto focalizzato l’attenzione sulla sua rabbia. C’è chi ha apprezzato il romanzo proprio perché parla di un’emozione spesso repressa, indicibile e censurata, per la quale sarebbe invece importante trovare vie di sfogo. Una rabbia forte (e motivata) come quella di Jules ci lascia senza parole: fa pensare al fatto che la violenza non può essere l’unica risposta possibile alle ingiustizie, ma nello stesso tempo ci si sente impotenti di fronte ad esse. 


Nessuno sa niente. Nessuno, mai, parlerà di questa solitudine. Di questa miseria. Dell’immensità di una notte senza un tetto sopra la testa. Della brina del mattino, che imperla la giacca di un povero. 

Un altro aspetto particolarmente discusso del protagonista è stato quello di una sua possibile evoluzione nel corso del romanzo: c’è chi ha detto di non aver notato nulla di simile, poiché Jules è caratterizzato da scatti di furia, reali o immaginati (abbiamo apprezzato questa ambiguità), per tutta la durata della storia. Molto è stato sottolineato è stato, a tal proposito, il numero delle coltellate inferte da Jules in un punto piuttosto avanzato del romanzo, manifestazione di una furia irrefrenabile.


D’altra parte, c’è chi ha intravisto un ammorbidimento nella sua indole, come se “La Tigna”, pur essendo ancora presente e reagendo a situazioni di pericolo con grande impeto, in qualche modo riuscisse anche ad arretrare e fermarsi “un po’ prima” di mettere in atto la violenza che la contraddistingue.


“Sai perché ti ho offerto la mano, il primo giorno?” No, non lo sapevo. “Perché tu sciogliessi il tuo pugno.”

A tal proposito, è stata sottolineato il ruolo della maggiore alfabetizzazione di Jules rispetto agli altri ragazzi del carcere: la sua curiosità per il mondo e il suo spirito di osservazione vengono nutriti dalla lettura dei giornali, che lo rendono un personaggio lucido, pur nella crudeltà dimostrata in alcune parti del racconto.


Oltre a Jules, abbiamo commentato soprattutto i personaggi positivi che circondano il protagonista: la nostra attenzione è andata soprattutto a Camille, suo compagno di prigionia, alla coppia di coniugi che lo accoglie e ai compagni marinai, poiché ci è sembrato che, a partire dalla seconda metà del romanzo, abbiano contribuito ad alleggerire una storia cruda e a fornire una risposta concretamente solidale a una situazione che sembrava senza uscita. Sono stati, infatti, il rifugio che accoglie Jules e gli offre la seconda possibilità che non aveva mai avuto prima. A nostro parere introducono nel romanzo la possibilità di “riparazione” e danno vita a narrazioni di estrema tenerezza. 


Dal punto di vista della narrazione, la prima metà del libro è stata descritta come più faticosa. Ci è capitato di incagliarci proprio di fronte a pagine troppo crude. Abbiamo tuttavia compreso la necessità di alcune descrizioni dettagliate per spiegare anche la radicalità della rabbia di Jules. 


La seconda parte del libro è sembrata più scorrevole, forse un po’ troppo “facile”: il finale, in particolare, è risultato un po’ rapido e abbozzato. Lo stile dell’autore ha incontrato alcune critiche poiché talvolta sembra esprimere in modo troppo complesso le opinioni di un ragazzo appena adolescente, quasi sovrascrivendole; inoltre, tende ad essere molto enfatico in alcuni passi. Al di là di queste note, è stato generalmente apprezzato. 


Abbiamo anche sottolineato positivamente la presenza di alcuni temi rilevanti per il mondo contemporaneo, come il ruolo dei giornali nella contestualizzazione delle notizie, il tema dell’aborto affrontato con qualche elemento di complessità, l’idea che il senso critico sia necessario in ogni situazione, anche in quelle giuridicamente legali. Su tutti, però, emerge il tema attualissimo del senso delle istituzioni carcerarie, che, in linea di principio, dovrebbero perseguire scopi di reinserimento, ma spesso risultano essere istituzioni di repressione e isolamento.


“Non mi piacciono gli sconosciuti.” “E a me non piacciono nè i gendarmi, nè le guardie, nè le medaglie al valore. Sono mosso dall’indisciplina. Dovremmo andare d’accordo noi due, signor Bonneau.”

Grazie per la vostra presenza e per i dibattiti sempre arricchenti!


 
 
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