"Classico per l'estate 2026": i titoli.
- Tra Le Righe
- 18 mag
- Tempo di lettura: 5 min

Come anticipato nell'articolo riguardante le novità del classico per l'estate 2026, quest'anno il classico per l'estate sarà votato da una rosa di titoli pervenuti da soci e socie.
Venerdì 22 maggio 2026 alle ore 20.45 presso la Chiesa dei Battuti Bianchi di Fossano si procederà alla votazione. Ecco i titoli e le motivazioni di lettori e lettrici!
Canne al vento, Grazia Deledda,1913, pp. 240.

Ho ascoltato il libro, letto da Valentina Carnelutti, su RaiPlay Sound, e mi sono innamorata di questa storia dal sapore antico; mi sembrava di essere lì, di vedere quei paesaggi, sentirne i profumi, ascoltarne i silenzi… La storia mi ha tenuta perennemente in bilico tra l’attonito ricordo delle gabbie ideologiche religiose e patriarcali, dei pregiudizi che immobilizzavano le persone - le donne, ma non solo - e il rimpianto per il legame così profondo con la natura, la terra.
Mi ha presa così tanto quell’atmosfera che mi ha davvero sorpresa il finale, il rigurgito di vita che afferra le sorelle, e rileggere a posteriori la vita di Efix, tra amore, protezione, espiazione.
Quest’anno ricorrono i 90 anni dalla morte dell’autrice, sarebbe bello festeggiare così l’unica donna italiana ad aver vinto un Nobel per la letteratura.
Tempi difficili, Charles Dickens, 1854, pp. 384.

Il libro fu ispirato a Dickens dagli scioperi scoppiati in una cittadina vicino a Manchester nel 1854. Lo scrittore si era già interessato anni prima alla situazione degli operai delle città industriali inglesi, e ambienta la vicenda in una città immaginaria, Coketown (la città del carbone) che ne riflette le caratteristiche.
La denuncia delle dure condizioni della classe operaia è certamente uno dei temi del romanzo, ma Dickens intende anche riflettere sulla teoria utilitaristica, molto apprezzata dagli industriali. L’utilitarismo si basa sul primato dei “fatti”, dei numeri e delle statistiche, a scapito dei valori morali, dei sentimenti e dell’immaginazione. Nel romanzo questa teoria è sostenuta dal signor Gradgrind, che la applica nell’educazione dei suoi figli e nella scuola di cui è proprietario, dalla quale allontana Sissy, la figlia di un domatore di cavalli e veterinario di circo equestre, perché ritiene che la ragazzina diffonda idee pericolose per la linea educativa della scuola.
La narrazione segue nel tempo la vita di queste due famiglie e quella di un operaio di Coketown, mostrando al lettore gli effetti sia dell’educazione impartita ai giovani sia delle convenzioni sociali e culturali dell’Inghilterra vittoriana.
Delitto e castigo, Fedor Dostoevskij, 1866, pp. 725.

Il giovane Raskòlnikov, abbandonati gli studi, decide di uccidere una vecchia usuraia per dimostrare a sé stesso di essere un uomo "eccezionale", al di là del bene e del male. Rimasto travolto dal proprio atto e tormentato dalla coscienza del fallimento, si consegna spontaneamente alla giustizia, cedendo a quella stessa norma che credeva di poter travalicare.
Alle vicende di Raskolnikov fa da sfondo la città di Pietroburgo, che è anche l'altra grande protagonista dell'opera di Dostoevskij: è una città cupa, claustrofobica e angusta, che rispecchia la desolazione e il caos interiore dei personaggi.
Colpa, condanna ed espiazione: questi i capisaldi di "Delitto e castigo", capolavoro della letteratura ottocentesca, romanzo "poliziesco" concepito da Dostoevskij per "scavare a fondo tutti i problemi" dell'animo umano.
Corrierino delle famiglie, Giovannino Guareschi, 1954, pp. 251.

Giovannino Guareschi fu un personaggio amato dalla gente e osteggiato dal potere: umorista, ma anche vignettista, giornalista, scrittore, grafico e sceneggiatore, ha raccontato la sua epoca (il primo dopoguerra) influenzandone profondamente linguaggio, costumi e cultura. Un uomo che, per restare fedele alle sue idee e a una rigorosa moralità, ha affrontato persino il lager e il carcere.
Invece di affidarmi ad opere più note di Guareschi, ho privilegiato questo libro perché, a mio avviso, restituisce meglio sia la sua profondità di pensiero sia la capacità di arrivare a tutti, alle fasce colte come a quelle più popolari: un linguaggio volutamente semplice, quotidiano, che dipinge con leggerezza piccoli quadretti della vita del suo tempo senza per questo limitarsi alla superficie delle apparenze.
Dalle presentazioni online: “L'essenza della vita in famiglia viene raccontata con tono ironico, e spesso autoironico, ma anche con dolcezza, a volte senza alcuna indulgenza: perché è nella quotidianità, di ieri come di oggi, che ognuno di noi cerca instancabilmente di affermare sé stesso e scoprire, giorno dopo giorno, ciò che veramente è importante nella propria vita.
Un libro che fa riflettere, sull'eroe che si cela in ogni "uomo comune".
Suite francese, Irène Némirovsky, 2004 (pubblicato postumo), pp. 415.

Scritto durante la Seconda guerra mondiale, il libro racconta con straordinaria lucidità la vita dei francesi nei primi mesi dell’occupazione nazista. L’opera era stata concepita come un grande affresco in cinque parti, ma l’autrice riuscì a completarne solo due prima di essere arrestata e deportata ad Auschwitz nel 1942.
Nella prima parte, Tempesta in giugno, diverse famiglie parigine fuggono dalla capitale in un esodo caotico, mostrando paure, egoismi e solidarietà che emergono nei momenti di crisi. L’autrice mette in luce come la guerra sconvolga le vite quotidiane e riveli il vero carattere delle persone.
Nella seconda parte, Dolce, la vicenda si sposta in un villaggio francese occupato dai soldati tedeschi. Qui si sviluppano rapporti complessi tra occupanti e abitanti del luogo, fatti di tensione, adattamento e sentimenti inattesi.
Al centro della narrazione c’è il rapporto tra Lucile Angellier e un ufficiale tedesco, che riflette i conflitti morali ed emotivi della guerra. Attraverso uno sguardo lucido e umano, il romanzo descrive la fragilità e le contraddizioni della società di fronte alla tragedia del conflitto.
Fiorirà l’aspidistra, George Orwell, 1936, pp. 304.

Londra, anni Trenta. Il giovane Gordon Comstock è un aspirante scrittore e, per necessità, lavora come commesso in una libreria. Il suo ambiente è quello della piccola borghesia, verso la quale prova una radicale avversione. Si ribella alla morale della sua classe; rifiuta il concetto di “rispettabilità”, il mito del "buon posto", della sicurezza economica, della ricchezza, prova una rancorosa acredine verso la società intorno a lui che li incarna.
Il suo è un percorso drammatico: per affermare i diritti della poesia contro il mondo dominato dalla smania conformista di benessere economico, vive in solitudine, povertà e squallore, macerandosi nel vittimismo e nella frustrazione.
Nemmeno l’amore della dolce e comprensiva Rosemary gli dà il senso di compiutezza che cerca, perennemente inquieto. Fino a che una notizia inaspettata segna quella che appare come una "resurrezione", ma che in realtà è una capitolazione: al sogno di una casa con le tendine alle finestre e una pianta di aspidistra – simbolo di normalità – sulla soglia.
Il giorno della civetta, Leonardo Sciascia, 1961, pp. 120.

In una cittadina della Sicilia il capitano dei carabinieri Bellodi, originario di Parma, segue le indagini sulla morte di Colasberna, socio di una cooperativa edilizia, ucciso da colpi di lupara mentre stava per salire su un autobus. L’uomo aveva rifiutato la protezione della mafia.
Il capitano, convinto della possibilità di vedere trionfare la giustizia in cui fermamente crede, riesce, dopo lunghe e faticose indagini, ad individuare il mandante dell’omicidio; tuttavia, l’omertà generale con cui si scontra gli impedisce di trovare le prove decisive per procedere all’arresto del colpevole. Deve fare i conti con la sparizione di un altro uomo e con un secondo assassinio.
Alla fine di un lungo tentativo per risalire alla verità, dopo “aver disturbato” il mondo della politica, deve accettare, suo malgrado, che le indagini siano indirizzate verso la pista del cosiddetto delitto passionale, perché, in fondo, la mafia esiste solo nella fantasia di qualcuno.


