Sempre più spesso le aziende sono esposte al rischio di frodi, che possono provocare ingenti danni economici e reputazionali. Una delle principali tipologie di frode aziendale (assieme alla corruzione e all’appropriazione indebita) è la frode di bilancio.

Il caso più intuitivo è la frode finalizzata alla sovrastima dei ricavi o delle attività: l’azienda mostra dei risultati (positivi ma non veritieri) che potrebbero indurre in errore gli investitori. È chiaro che la frode di bilancio comporta un danno per il sistema economico generale, e le aziende devono per legge (oppure volontariamente) attivare una serie di meccanismi per prevenirle. Nonostante ciò, la frode, se finemente architettata, potrebbe eludere i controlli “standard” sulla veridicità e correttezza del bilancio.

 

Indicatori di bilancio

Come possiamo quindi noi investitori difenderci dal rischio di imbatterci in un bilancio non attendibile e di investire fiducia (e soldi!) in maniera sbagliata? Le voci principali alle quali porre particolare attenzione sono: il magazzino, i fondi rischi e i crediti verso clienti.

Il magazzino potrebbe essere sopravvalutato (ogni Euro di sopravvalutazione del magazzino rispetto al valore corretto è un Euro in più di Utile, se tralasciamo l’effetto fiscale). Sarà quindi importante monitorarne l’andamento nel tempo. Se vediamo una crescita sproporzionata del magazzino rispetto al fatturato (o alle altre attività), dovremmo interrogarci sulla sua effettiva esistenza. Perché un’azienda commerciale che ha avuto un fatturato costante negli ultimi 5 anni ha visto il proprio magazzino triplicare? C’è una ragione gestionale oppure siamo di fronte ad un “campanello d’allarme”?

I fondi rischi potrebbero non riflettere fedelmente i rischi futuri, per esempio per un’importante causa in corso o un contenzioso fiscale o previdenziale. In questo caso ogni informazione può essere utile per smascherare eventuali ingiustificati “ottimismi” in merito all’esito delle cause.

Per quanto riguarda i crediti verso clienti, devono essere esposti al valore di presumibile realizzo. Tuttavia, un’azienda potrebbe avere interesse a non svalutare crediti inesigibili per non riportare delle perdite. Un campanello d’allarme in questo caso è rappresentato dalla svalutazione dei crediti, negli anni, per un ammontare costantemente pari allo 0,5%, ovvero la svalutazione fiscalmente deducibile. L’appiattimento su quella percentuale può essere un indizio che l’analisi sulla recuperabilità dei crediti non è stata effettuata in maniera approfondita ma solo formale ai fini fiscali.

 

Per quanto riguarda le banche

Gli indicatori sopra riportati si applicano tipicamente ad aziende che operano nel mondo della produzione di beni. Nel caso si volesse valutare un intermediario finanziario come una banca, l’indicatore ‘magazzino’ non si può applicare ma i ‘fondi rischi’ e i ‘crediti verso clienti’ (in particolare, quelli inesigibili e le sofferenze) rimangono comunque dei buoni parametri di riferimento.

Vi sono inoltre alcuni indicatori addizionali, di cui abbiamo già parlato in precedenza (vedi: articolo Ma la tua banca è davero solida? del 31/07/2017 e articolo Ma le banche italiane sono veramente solide? del 01/06/2017) che si possono considerare; fra questi vi era il CET1, la leva finanziaria, la volatilità del prezzo di mercato, la presenza o meno di dividendi pagati, il comportamento della banca (es. offerte troppo vantaggiose). Questi indicatori non dicono molto se presi singolarmente ma, se valutati nel loro complesso, possono fornire una buona visuale sulla solidità delle banche, oltre ad accompagnare considerazioni in merito a possibili frodi in atto.


Articolo redatto da Marco Fasan, docente presso Università Ca’ Foscari Venezia